Alla riscoperta dell’antico e del bello

 

La Magna Grecia

Cenni sulle città più rilevanti della Magna Grecia, itinerari possibili, musei.

 

Kroton

Oggi Crotone, capoluogo di provincia, sito nella fascia jonica della regione tra Catanzaro e Cosenza.

Museo archeologico Nazionale

Secondo lo storico Diodoro due sono i miti che avvolgono la nascita di questa città, avvenuta nell’ottavo sec. A.c.: il primo spiega l’origine del nome. Kroton, figlio di Lakinios, fu ucciso per errore dal semidio, ospite ed amico, Eracle. Quest’ultimo addolorato eresse un monumento in onore del defunto e predisse uno splendido avvenire alla città che ne avrebbe preso il nome. Il secondo ricorda che l’egista acheo Mysckellos ebbe dall’oracolo di Delfi l’indicazione di “belle pianure” da ricercare vicino al Lacinio ed alla città “amata dagli dei”,(Krimisa) per individuare il luogo su cui fondare la polis.

Crotone, sta in una fertile pianura dal clima eccezionalmente mite, ricordata dagli storici antichi come paese di atleti invincibili, si affermò tra le città della Magna Grecia  grazie alle sue guerre vittoriose. Le poche sconfitte furono addebitate alla presenza, in soccorso degli avversari, di dei o semidei (perse contro Locri per l’aiuto che i Di oscuri diedero a quest’ ultima). Ebbe il suo declino negli anni tra il 295 a.c. ed il 215 quando per l’assedio postole dai Cartaginesi, fu abbandonata dagli abitanti che si rifugiarono a Locri.

Il suo cittadino più famoso fu certamente Pitagora, filosofo e matematico, ma si ricordano atleti invincibili, Milone e Astilo, e medici illustri come Alcmeone.

L’eccezionale materiale archeologico raccolto negli scavi urbani può essere ammirato nel Museo archeologico Nazionale, sito in Via Risorgimento 120, organizzato su due piani contenente anche reperti preistorici. Sezioni su Capocolonna (tempio di Hera Lacinia) e Cirò (Krimisa). Sono presenti anche importanti reperti provenienti da Strangoli, Paulonia, Botricello ecc.

 

Krimisa

Oggi Cirò, città della provincia di Crotone, ora nota soprattutto per i vini. Fondata nell’VIII° secolo a.c. dal tessalo Filottete, eroe omerico che di ritorno dalla guerra di Troia avrebbe promosso la nascita anche di Petelia, Makalla ecc. E’ ricordata essenzialmente per il santuario di Apollo, distrutto durante la guerra punica, di cui rimangono pochi resti visibili. Il materiale archeologico e reperti preistorici sono conservati nei Musei di Crotone e di Reggio Clabria e nell’Antiquarium Comunale di Cirò Marina.

Lakinion Akron

Oggi Capocolonna, a pochi chilometri di distanza da Crotone. Antiquarium “torre Nao”

E’ fatta risalire al tempo stesso della fondazione di Kroton l’erezione del tempio ad Hera Lacinia. La stessa leggenda di Eracle, ricordata per Crotone, lo coinvolge. L’ubicazione ad una certa distanza dalla città ha indotto gli studiosi a pensare che fosse il luogo di insediamento di un primo nucleo di origine ellenica. Il sito fu sempre considerato sacro, anche per una particolare predilezione delle donne: le antiche crotoniati, 2.500 anni fa, testimoniavano ritualmente ogni anno, con pianti e nenie, la loro partecipazione per la morte di Achille alla dea Teti, madre dell’eroe, donatrice delle terre di capo Lacinio. Oggi le donne di Crotone, con larga partecipazione di calabresi di altre province, celebrano con una suggestiva veglia, cui segue una lunga processione, la loro devozione alla Madonna di Capocolonna. La fama del tempio crebbe fino a raggiungere l’apice nel V° sec. A.c. quando fu scelto come sede sacra di una alleanza tra alcune città della Magna Grecia. Il santuario fu più volte depredato, dai siracusani, dai romani e dai pirati delle magnifiche opere d’arte custoditevi che sono ricordate dagli storici (dipinto del pittore Zeusi, vacca d’oro dedicata ad Annibale, ecc.). Dopo i devastanti terremoti non è rimasta in piedi che la magnifica colonna ancora oggi visibile, che ha poi dato nome alla località.

A seguito di accurati lavori di scavo, sono già venute ala luce le imponenti fondazioni. Il notevole materiale archeologico ritrovato è in parte presso i Musei di Crotone e di Reggio Calabria. Lo splendido tesoro di Hera è stato oggetto di mostre in Italia ed all’estero e oggi può essere ammirato presso il Museo di Crotone. Un cospicuo finanziamento della Comunità europea consentirà tra alcuni anni di ultimare le ricerche a gli scavi ridando lo splendore che merita all’intera area.

 

1)   Itinerario possibile: Kroton – Krimisa

Dopo aver visitato Crotone e Capocolonna è agevole raggiungere Cirò Marina, seguendo la strada litoranea. Modeste deviazioni lungo il percorso consentiranno anche di costeggiare il fiume Neto la cui foce fu, secondo i racconti omerici, l’approdo dei guerrieri greci di ritorno da Troia ed il punto di partenza di alcuni mitici fondatori di città. Si potrà visitare la città bizantina di S. Severina ed il borgo medievale abbandonato di Cerenzia Vecchia, giungendo quasi al Parco Nazionale della Calabria.

 

Lokroi Ephizephiroi

Oggi Locri, città della provincia di Reggio Calabria. Sita sulla costa ionica reggina, al centro di un ampio circondario.

E’ certamente la città della Magna Grecia meglio conosciuta grazie alla grande quantità di reperti archeologici rinvenuti e conservati. Fondata nell’VIII° sec. a.c., secondo Stradone, da greci che provenivano dalla Locri Ozolia. Aristotele, pur confermando la provenienza, arricchisce la vicenda di dettagli, alcuni dei quali potrebbero aver trovato conferma in regole ed usanze di questa grande città. Secondo il filosofo, i fondatori erano servi fuggiti con le mogli dei padroni, impegnati in una guerra con Sparta. Tale versione, oltre che trovare conferma in Polibio, che assume di averla verificata con i discendenti dei fondatori, potrebbe essere all’origine del matriarcato che vigeva nella città, anche come matrilinearità nella successione nobiliare. A Locri si praticava, tra l’altro, la prostituzione sacra. Il nome deriva dalle origini dei fondatori, mentre l’aggiunta Ephizephiri va ricondotta al luogo dell’approdo: il capo che portava il predetto nome (oggi capo Bruzzano). La città, estesa per oltre 230 ettari, nel periodo di massimo splendore raggiunse 40.000 abitanti, fu protagonista di una politica espansionistica, testimoniata dalla fondazione di Hipponion e di Medma, e naturalmente coinvolta o promotrice di numerose guerre. La più nota fu quella culminata con la battaglia svoltasi sulle rive del fiume Sagra in cui i lo cresi, alleati con i reggini, vinsero contro Crotone e gli alleati di quest’ultima, nonostante la grande inferiorità numerica (10.000 contro 130.000) grazie alla discesa in campo a favore loro dei Dioscuri Castore e Polluce. Ma anche il rigido ordinamento di natura aristocratica sancito dai codici contribuì alla sua fama. Il più antico corpo di leggi codificate d’Europa, quello di Zeleuco, massino giurista della Magna Grecia e dell’intera epoca, è legato al nome di questa città. Seguì il comune declino delle città magno greche e molti secoli dopo, a seguito delle scorrerie dei turchi, gli abitanti si rifugiarono sulla collina di Gerace abbandonando la città. Innumerevoli, notizie e celebrati reperti di squisita fattura e di eccezionale valore artistico provengono da questa città. I siti più importanti da visitare:

Necropoli in contrada Lucifero,

Santuario di Persefone in contrada Mannella,

Santuario in contrada Marasà,

Tempio ad est di casa Marafioti,

Santuario delle ninfe di grotta Caruso,

Teatro, necropoli, la località Centocamere, ecc.

Pezzi archeologici provenienti da dette aree sono sprsi un po’ in tutti i musei calabresi. La raccolta più importante è nel Museo Nazionale di Reggio Calabria. Nell’area dello scavo do Locri (contrada Marasà) è sito l’Antiquarium (due piani ben organizzati che è possibile visitare anche con guida) mentre la collezione Scaglione è nel palazzo degli stessi, in via Candida n. 6. Altri reperti sono a Crotone ed al Museo Regionale di Catanzaro.

 

Kaulonia

Oggi non identificabile con l’attuale Paulonia, ma con il territorio di Monasterace in provincia di Reggio Cabria, circa 50 km. più a nord di Locri sulla costa ionica.

Città fondata verso la fine dell’VIII° sec. a.c. probabilmente dagli Achei e successivamente ricolonizzata dai crotonesi. Il mito la vuole fondata dall’amazzone Clete o da Kaulon, figlio della stessa. La massima presenza crotonese, avvenuta circa un secolo dopo, fu certamente determinata dalla necessità di fermare le mire espansionistiche della forte Locri verso il nord. Il sito non è quello della odierna Paulonia (anche Marina) ma è nell’area compresa tra punta Stilo e l’abitato di Monasterace Marina. Raggiunse il massimo splendore e circa 10.000 abitanti verso la metà del IV° sec. a.c. . Partecipò con Crotone alla battaglia del fiume Sagra contro Lo cresi e Reggini. Successivamente vinta da Dionisio di Siracusa fu aggregata a Locri. Degli antichi templi di Paulonia solo pochi resti strutturali. L’esame delle mura di cinta della città consente di distingure ampi settori, relativi a diverse fasi di edificazione o riedificazione. Ben conservati alcuni resti dell’abitato ed in particolare l’abitazione denominata Casa del drago. Antiquarium e parco archeologico riteniamo siano già fruibili. Reperti provenienti dalle necropoli, dal Tempio dorico dal Tempio della Passoliera e da altri scavi sono esposti presso i Musei di Reggio Calabria e di Crotone.

 

2)   Itinerario possibile:

Locri Ephizephiroi - Kaulon

Il territorio compreso tra Locri e Monasterace è di grande interesse non solo dal punto di vista archeologico. E’ infatti possibile seguendo la ss. 106 da Locri verso Monasterace effettuare delle deviazioni e, percorrendo qualche km. verso l’interno, visitare le belle città di Gerace (la San Marino calabrese), Stilo, Gioiosa e Mammola. Lungo la stessa strada si attraversa l’antico borgo fortificato di Roccella (dove si possono ammirare gli scavi, con il rinvenimento di un anfiteatro romano e necropoli).

Gerace, raggiungibile risalendo da Locri la ss. 111, è la città fondata dai lo cresi fuggiaschi a causa degli assalti dei saraceni. La città che fu roccaforte della cultura greca e bizantina, conserva tracce dello splendore raggiunto nel periodo normanno, in particolare nella Cattedrale. Ma tutto il borgo antico è da visitare ed in particolare si ricorda la chiesa di S. Francesco del XIII° sec.

Dalla ss. 106 è facile risalire in pochi chilometri a Gioiosa Jonica che si mostra arroccata al castello. Nella parte dell’abitato sono visibili resti delle fortificazioni e i ruderi di un teatro e di un edificio termale di età romana. Qualche altro km. sulla stessa strada (Jonio – Tirreno) e si giunge a Mammola, dove potranno visitarsi le Chiese ed il Museo S. Barbara. Giunti a Monasterace varrà la pena, prima di visitare l’antica Paulonia, di fare una puntata a Stilo, la città di Tommaso Campanella, per vedere la Cattolica, antica Chiesa Bizantina del X° secolo e poi il Duomo e le chiese di S. Francesco, S. Domenico e San Giovanni Vecchio. Da Stilo potrà essere raggiunta la Ferdinandea.

 

Sibaris/ Thourioi/ Copia

Oggi Sibari – Cassano città sula costa jionica della provincia di Cosenza.

Un alone di mistero circonda la città di Sibari; la sua storia, la sua fine. L’immagine tramandata rappresenta l’idea stessa dell’opulenza e del benessere, degli agi smodati e della mollezza dei costumi. Tutto ha contribuito a far crescere l’interesse attorno questa metropoli dell’antichità. Fu certamente la più ricca e grande delle colonie greche in Calabria e la seconda dopo Taranto di tutta l’Italia. 100.000 abitanti, 510 ettari di territorio abitato, 10 km. di mura. La città fu fondata da Is di Helike nel 720/730 a.c. nel sito posto tra i fiumi Crathis e Sybaris, che allora sfociavano separati nello Jonio. Sibari era il nome di una fonte della città di Bura in Acaia ed anche quello della capitale della Colchide. Dopo la distruzione di Siris, avvenuta intorno al 530 a.c., la città divenne egemone su un vastissimo territorio che raggiungeva, attraversando l’intera Calabria, il mar Tirreno. Ad essa, secondo Strabone, furono assoggettati quattro popoli e 25 città. Pochi decenni dopo, l’improvviso declino ad opera di Crotone, che aveva accolto 500 nobili sibariti esuli. Dietro la loro ispirazione e sotto la loro guida i Crotonesi distrussero completamente la città. Dopo un secolo di inutili tentativi dei vinti, esuli a Poseidonia, Laos e Skidros, di rifondarla, la città risorse, grazie all’intervento di Pericle, con il nuovo nome di Thouroi. Guidati da Xemocritos avevano partecipato alla spedizione panellenica forte di 10 navi, ebbero un ruolo determinante nella seconda grandezza della città. Tra i nuovi fondatori e cittadini di Thouroi è d’obligo ricordare: lo storico Erodoto di Alicarnasso, filosofo Protagora amico e consigliere di Pericle che dettò le regole della nuova costituzione democratica e l’architetto Ippodamo, già autore del piano urbanistico del Pireo e del porto di Atene, che ridisegnò la città ed il suo porto. Vicissitudini simili a quelle delle altre città magno-greche ne determinarono la decadenza, ma la città venne definitivamente abbandonata nel VI° sec. d.c. anche per il progressivo impaludamento del suo territorio.

Tre grandi aree sono da visitare:

Lo Stombio o Parco dei Tori,

Il parco del Cavallo,

La zona denominata “Casa Bianca”.

Una visita allo splendido Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, dotato di ottimi servizi, sito in Via Casoni, farà apprezzare un patrimonio unico di arte e di cultura, di valore inestimabile.

 

3)   Itinerario possibile : Sibaris – Laos – Skidros – Clampetia

L’intero territorio di Sibari offre molteplici possibilità al visitatore, anche al di là di un possibile percorso che conduca alle città magno-greche. Indichiamo subito quello che consente di conoscere il territorio su cui Sibari esercitò il suo dominio, che abbiamo visto tanto esteso da raggiungere i due mari.

Partendo da Sibari si potrebbe toccare Cassano per visitare la Cattedrale del 600 ed ammirare il suo interno ricco di opere d’arte, proseguire per Castrovillari per vedere il castello aragonese e i molti edifici religiosi che risalgono all’epoca normanna o medievale.

E’ possibile poi effettuare suggestive escursioni nel Parco del Pollino e magari nei più importanti centri degli albanesi di Calabria siti nella zona. Si può seguire la catena montuosa dello stesso per giungere a Mormanno ed indi scendere verso Laos (oggi Scalea importante località turistica marina), quasi seguendo il corso del fiume Lao fino al mar Tirreno.

Da Scalea proseguire, passando per Belvedere (Skidros), fino ad Amantea (Clampetia). Ed è lungo tutta la bellissima e ben attrezzata costa del tirreno casentino che si sviluppa il percorso delle colonie tirreniche di Sibari.

Sempre da Sibari è agevole raggiungere Rossano, centro di cultura e di arte bizantina, per visitare le Chiese Bizantine ed il Museo ove è custodito, insieme a moltissime altre opere d’arte, il Codex Purpureus. Da Rossano con pochi km. di strada si giunge nella Sila Greca nella riserva naturale biogenetica di Trentacoste. Una agevole visita ai paesi della Sila in cui è forte la presenza albanese, il più significativo è San Demetrio Corona, è una ulteriore occasione per conoscere usi, costumi ed arte di un popolo, ospite della Calabria da 500 anni.

 

Skilletium – Scolacium

Oggi località Roccelletta di Borgia. Città della provincia di Catanzaro, sita sull’istimo che collega i due mari.

Il mito vuole la città fondata dall’ateniese Menesteo o, addirittura Ulisse. E’ invece molto probabile che sia stata fondata dai Crotonesi per esigenze strategiche. L’ubicazione permetteva, infatti, di presidiare il punto più stretto di tutta la Calabria; controllo essenziale considerate le mire espansionistiche della rivale Locri. Non ebbe grande rilievo, se non strategico, fino all’epoca romana. E’ nel periodo imperiale (giulio – claudio) che la città raggiunse un monumentale splendore, successivamente accresciuto sotto Nerva, che promosse la rifondazione della stessa con il nome di Minervia Nervia Augusta Scolacium. Nell’VIII° sec. d.C. per le scorrerie dei barbari sul suo territorio costiero la città iniziò ad essere abbandonata, anche se tra l’XI° ed il XII° secolo i Normanni rioccuparono il sito costruendo anche la grande basilica di S. Maria della Roccella, donde il toponimo attuale. L’area dell’antica città è oggi il Parco archeologico della Roccelletta, ricco di testimonianze, ben conservate, di edifici soprattutto di epoca romana. L’Antiquarium sito in via Scylletio (strada per Borgia), che dovrebbe essere completo in ogni sua parte.

 

Temesa – Tempsa – Noukria.

Oggi Nocera Tirinese, città della provincia di Catanzaro, sita a poca distanza dalla costa tirrenica.

L’Odissea ricorda l’antica Temesa come città mineraria nota per la produzione di rame. Nel primo canto dell’Odissea, la dea Atene, resasi visibile con la figura umana di un guerriero, racconta a Telemaco di essere in partenza per Temesa per scambiare un carico di ferro con bronzo prodotto in questa città.

Probabilmente fu controllata prima dai Sibari e po dai Crotonesi. Dotata di un porto divenne colonia romana nel 194/200 a.C. per poi scomparire all’inizio del Medio Evo. Oggi rimangono di Temesa parte delle mura di età ellenistica ed i resti di un acquedotto romano.

 

Terina

Oggi S. Eufemia Vetere, località sita nella piana di S. Eufemia a poca distanza dal mar Tirreno, in provincia di Catanzaro.

Colonia crotonese, fondata alla fine del VI° sec. a.C. alla foce del fiume Lamento come centro commerciale sul Tirreno ed anche per presidiare, assieme a Skilletion più vicina allo Jonio, l’istimo tra i due mari. Secondo Strabone, la città fu distrutta ad opera dello stesso Annibale, di cui era alleata, per l’impossibilità di difenderla. Nei dintorni sono stati identificati resti di grandi ville di epoca romana. Di quella sita in località Acconcia di Curinga, sono notevoli le parti superstiti delle strutture murarie dell’annesso complesso termale. Della Basilica normanna del 1000/1100 dedicata a s. Eufemia, edificata sulla struttura di un monastero brasiliano, residuano pochi ruderi, mentre appartiene alla fase medievale il Castello di Nicastro. A Lametta nei locali dell’Istituto di avviamento professionale sono esposti i materiali archeologici provenienti dalla zona, soprattutto monete.

 

1)         Itinerario possibile: Skilletium – Terina

Dopo la visita alla Roccelletta di Borgia due itinerari sono possibili: il primo ci porterà verso il Mar Jonio e permetterà la visita di Squillace, sormontata dall’antico castello, costruito dai musulmani, e del suo centro storico. Torneremo subito sulla costa per giungere nella splendida Copanello, nota ed attivissima stazione turistica balneare con le sue tante attrattive: in primo luogo la costa ricca di spiagge, scogliere e grotte, per poi proseguire seguendo la stessa fino a Noverato.

Il secondo ci riporta verso il Tirreno e dopo una sosta a Tiriolo per vedere la Rocca del castello, l’Antiquarium ed ammirare i prodotti dell’artigianato locale (fini merletti, lavorazione al tombolo, ecc.), ci fa giungere a Nicastro, centro di origine bizantina, ove sono i ruderi del Castello normanno. Nel centro storico sarà possibile visitare la Chiesa dei Cappuccini ed il Duomo.

Le spiagge attrezzate di Pizzeria Lido e di Falerna ci offriranno sabbia bianca e finissima e magnifici locali per una sosta ristoratrice al mare.

 

Hipponion – Monteleone – Vibo Valentia

Oggi Vibo Valentia, città capoluogo di provincia sita sul mar Tirreno.

Fondatori della città furono i lo cresi che, con la contemporanea nascita di Medma, si assicurarono il controllo del Tirreno meridionale. La data di fondazione può essere fatta risalire alla seconda metà del VII° sec. a.C. Probabilmente l’insediamento locrese si sovrappose ad un precedente abitato indigeno che poteva avere avuto il nome di Veipo. La città ebbe come porto commerciale Nicotera.

Hipponion si rivoltò nel 422 a.C. contro la città madre e, in alleanza con Gelone di Siracusa, la sconfisse. Dopo circa 30 anni, però, fu occupata da Dionisio che la restituì al dominio di Locri e ne deportò gli abitanti. Dal 190 a.C. divenne colonia latina ed ebbe il nome di Vibo Valentia, che è il suo toponimo attuale. Della antica Hipponion restano le mura ed i ruderi di un tempio dorico. Altri templi, un impianto termale, una grande villa romana ed alcune domus sono stati identificati e di alcuni restano apprezzate strutture architettoniche e mosaici.

Nel Museo Archeologico Statale “Vito Capialbi”, Via del Castello Normanno-Svevo, sono custoditi ed esposti i materiali più significativi provenienti dagli scavi dell’intera area.

Nel museo Civico Archeologico, sono esposti reperti di epoca magno-greca e delle successive.

 

Medma o Mesma

Oggi Rosario, città sita a pochi km. dal mar Tirreno, in provincia di Reggio Calabria.

Fondata come colonia dai lo cresi per consolidare il loro dominio sul medio Tirreno meridionale e marcare il confine con il territorio controllato dai reggini. Partecipò con Hipponion alla guerra contro Locri ed anch’essa fu, ad opera di Dionisio, distrutta e gli abitanti deportati. Fu la patria dell’astronomo Filippo, amico del filosofo Platone. La città fu definitivamente abbandonata al tempo della seconda guerra punica. Restano tratti di muri, una necropoli, alcune stipe votive ed il tracciato di una strada lastricata, in parte, con ciottoli di granito. I reperti, alcuni dei quali rivelano la influenza della cultura e delle tradizioni lo cresi, sono conservati nel Museo Archeologico di Reggio Calabria ed in piccola parte nel museo di Nicotera.

 

Matauros o Metauros

Oggi Gioia Tauro, città sul Mar Tirreno, in provincia di Reggio Calabria. In parte sul suo territorio insiste il porto che prende il suo nome ed è tra i più grandi ed attivi porti commerciali d’Europa.

Fu fondata dai calcidesi nel VII° sec. a.C., nel VI° sec. cadde sotto il dominio di Locri. Il poeta Stesicoro fu un suo cittadino.

Restano una grande necropoli, circa 1.300 sepolture, e poche strutture di una villa romana. I reperti sono custoditi ed esposti presso il Museo Nazionale di Reggio Calabria.

 

2)         Itinerario possibile: Vibo Valentia – Serra S. Bruno – Troppa .

Due le scelte che si offrono al visitatore che dalla terrazza panoramica del Castello normanno di Vibo Valentia avrà avuto modo di ammirare sia l’entroterra che il mare. Chi preferisce una escursione nei boschi e nelle montagne delle Serre potrà imboccare la strada che conduce a Soriano dove apprezzerà, soprattutto, prodotti dell’artigianato, salumi, la più nota “nduia”, formaggi ed i dolci caratteristici: “i mostaccioli”. Proseguirà verso Serra S. Bruno, sorta intorno alla Certosa, fondata da Brunone di Colonia nell’anno 1090.

Oltre la Certosa sono da vedere la Chiesa Matrice e quella dell’Addolorata. L’artiggianato di Serra è specializzato nella lavorazione del legno e del ferro battuto.

Chi invece volesse scoprire il territorio costiero potrebbe scendere fino a Pizzo per poi proseguire verso Briatico, Tropea, Capo Vaticano e Nicotera  percorrendo tutta “la costa degli Dei”, dalle incantevoli note spiagge e frastagliate scogliere, visitando le città, centri ormai rinomati di attrazione per il turismo internazionale.

 

Rheghion

Oggi Reggio Calabria, capoluogo di provincia. Sita in posizione incantevole sullo stretto di Messina. E’ la più grande e popolosa città della Calabria.

Secondo Dionigi di Alicarnasso, Reghion fu colonia dei calcidesi. La grande carestia, che aveva determinato nell’VIII° sec. a.C. la forzata emigrazione di un decimo della popolazione calcidese, fu il motore che spinse un gruppo degli stessi, consultato l’oracolo di Delfo, a fare rotta verso la Calabria. Del responso dell’oracolo, della identificazione tra il maschio e la femmina avvinti, con la visione apparsa sulla costa di una vite attorcigliata ad un albero di ulivo, si ebbe da ciò la certezza che quella doveva essere la terra designata da gli dei. Occorre completare con il nome degli ecisti che sono Artimedes di Calcide e Antimnestos. La città che nasce sulla riva destra dell’Apsias, oggi Calopinace, si estese su circa 70 ettari arrivando a contare oltre 15000 abitanti.

Il suo tracciato era quello dell’attuale centro storico, la sua vocazione: commerciale e di controllo, con la frontista Zancle (Messina), dei traffici nello stretto che separa le due città consorelle.

Raggiunse il massimo splendore e la massima potenza tra il VI° ed il V° sec. a.C. estendendo il suo controllo su un territorio delimitato nella fascia jonica dai capi Heracleion (Capo Spartivento) e Leucopetra, mentre sul tirreno giungeva alla città di Metauros.

Ibico reggino uno dei più noti suoi cittadini. Sotto la tirannide di Anaxilas fu realizzata l’unità politica con Zancle. Nel 387 venne distrutta da Dionisio I° che ne deportò gli abitanti a Siracusa. Dal 270 a.C. Reghion entrò nell’orbita romana e successivamente assunse il nome di Reghium Iulium. Fu una delle poche città costiere calabresi i cui abitanti non si ritirarono nell’entroterra per difendersi dalle ripetute scorrerie dei turchi.

Della antica Città magno-greca, dei successivi edifici romani sovrappostisi non restano molte strutture fisiche, anche per le molteplici devastazioni dovute ai ricorrenti terremoti. Resti delle arcaiche Mura greche e di Terme romane sono visibili nel bellissimo lungomare ricco di vegetazione tropicale, descritto da D’Annunzio come il “più bel chilometro d’Italia”.

L’importantissimo Museo Archeologico Nazionale, sede della Sovrintendenza archeologica regionale, piada De Nava 26, uno tra i più importanti d’Italia, molto ben organizzato su più piani, custodisce reperti reggini e calabresi unici, che sono stati esposti in più mostre internazionali nel mondo (l’ultima quella sui “Greci in occidente” a Venezia). Tra i reperti più noti i Bronzi di Riace, la testa del Filosofo, le importanti pinakes lo cresi ecc.

 

3)         Itinerario possibile: Rheghion , Gambarie, Scilla, Melito, Pentedattilo, Bova.

Dopo la visita al museo nazionale ed una passeggiata sul Lungomare per vedere i resti delle terme e delle mura dell’antica Reghion, chi volesse conoscere i dintorni ha tre possibilità alternative.

In poco meno di 40 minuti, impiegati per percorrere 30 km. di ottime strade, si può, viaggiando per chilometri in una verde galleria di pioppi, giungere nel cuore del Parco dell’Aspromonte: a Gambarie, nota stazione turistica estiva ed invernale, circondata dal verde delle pinete e dei faggeti.

Altrimenti può seguirsi la ss. 18 per ammirare il panorama dello stretto, con il suo mare solcato in permanenza da traghetti e navi di ogni tipo. Nelle giornate terse si spazierà con la vista fino alle isole Eolie concluse dallo Stromboli sempre fumante da un lato, mentre l’Etna dall’altro lato segna l’inizio della costa orientale della Sicilia. Si attraverserà la mitica  Scilla, si passerà radente il Castello dei Ruffo, poi la ridente Bagnara per giungere a S. Elia di Palmi, splendido balcone panoramico posto in vetta all’omonimo monte. Palmi con la sua storia e le sue molteplici attrattive culturali e turistiche, è posta proprio sotto il monte. Il percorso si snoda lungo la Costa Viola fatta di scogliere e rocce a picco sul mare, intervallate da bianche e incontaminate spiaggette.

Seguendo invece la ss. 106 ci si addentra nella “Costa dei Gelsomini”. Con una breve deviazione da Melito è possibile visitare lo storico paesino di Pentedattilo, oggi abbandonato ma integro, per poi tornati sulla statale, proseguire sino a Bova Marina e da li iniziare il giro dei 5 comuni dove ancora viene parlata l’antica lingua d’Omero. La costa percorsa è una lunga distesa di bianche e larghe spiagge interrotte solo dall’aspra e rocciosa forza di Capo d’Armi.