Tra leggende e storia |
PreistoriaL’insediamento più antico finora noto in Calabria è quello di Fondo Casella (S.Pietro a Maida) ove sono stati rinvenuti reperti riferibili al Neolitico, al Paleolitico Superiore arcaico ed al Paleolitico inferiore. Al periodo Paleolitico, circa 19.000 anni fa, deve essere riportata una tra le più belle e significative incisioni preistoriche d’Europa: la superba immagine di un toro, lunga 120 cm., incisa con tratto profondo ed uniforme su un masso posto all’ingresso della grotta del Romito, sita nel territorio di Papasidero in provincia di Cosenza. Tutta la grotta è ricca di reperti dell’epoca, (un altro masso posto all’altra estremità è ricoperto da segni diritti o curvilinei) ma nulla può competere con il vigore della figura del toro, con l’accuratezza del disegno anche di alcuni particolari anatomici, tanto da aver fatto definire, da insigni studiosi, il grafito come “la più maestosa e felice espressione del verismo paleolitico mediterraneo”. Il cuore della piana di Sibari fa registrare significativi esempi di insediamenti neolitici (VI millennio a.c.), in particolare nel pianoro di Favella della Corte. Numerosi ritrovamenti sempre del neolitico sono stati effettuati nella piana di Lametta, ceramiche provengono dalla grotta di S. Angelo di Cassano Jonio, dalla grotta di Praia a Mare, dalla tomba di contrada Caria di Girifalco (CZ), nonché dal territorio dal territorio sito tra Gioia Tauro e Rosario in provincia di Reggio. All’età del Bronzo antico vanno ascritti i reperti trovati nelle grotte di Cassano. I secoli successivi, fino a quelli ricompresi nella cosiddetta Protostoria, confermano attraverso reperti, la presenza di notevoli insediamenti sparsi ormai su gran parte del territorio calabrese. La grotta della Madonna a Praia a Mare, la solita grotta del Romito, la grotta della Manca a Papasidero sono le località da cui provengono i più significativi. Gli storici dell’antichità: Stradone, Dionisio di Alicarnasso, Diodoro siculo nei loro racconti fanno riferimento certo agli Iapigi, agli Musoni ed agli Entri quali popoli della Calabria negli anni che vanno dal 1600 a.c. all’ottavo secolo a.c. . Il dato da sottolineare è che al centro di tutte queste ricostruzioni leggendarie del periodo di protostoria cui si fa riferimento c’è sempre la figura di Italo, ricordato di volta in volta come re degli Entri, degli Musoni, dei Siculi ecc. . Certo è che fu sicuramente il fondatore del primo assetto etnco-politico in Calabria. Aristotile lo descrive “re degli Entri, che da lui presero il nome di Itali….. “ ed Antioco di Siracusa ci dice che era “buono e saggio, capace di sottomettere le popolazioni facendo uso della persuasione.” Sono di questo periodo fecondi rapporti della Calabria con la Sicilia ed in particolare con le isole Eolie, testimoniati ampiamente nei musei calabresi ed in quello di Lipari. Accanto ai popoli sopra indicati non mancano nelle leggende i riferimenti agli Achei ed a presenze di questo popolo nella regione nei secoli precedenti la colonizzazione ellenica ed, in particolare nei tempi successivi alla mitica guerra di Troia. Recenti ricerche, che hanno portato al ritrovamento di reperti archeologici, vestono la leggenda di un qualche fondamento. Le località interessate da queste scoperte sono Broglio di Trebisacce (CS), Francavilla Marittima nella sibaritide, Praia a Mare, S.Domenica di Ricadi e l’area di Troppa.
Magna Grecia e città della stessaIl titolo potrebbe indurre in errore il lettore, spingendolo ad immaginare la esistenza di un unico stato od almeno di una confederazione di città, legate dalla comune nazionalità dei padri fondatori. Nulla di più errato. Per addentrarci in questo piccolo universo, che è sostanzialmente la riscoperta di un mondo vecchio di quasi 2.800 anni, basterà qui dire che i cosiddetti colonizzatori greci appartenevano a città e genti diverse, spesso in guerra tra loro; che non si mossero spinti da un'unica ragione ma da motivazioni diverse, rispondendo a ad esigenze differenti sia sociali che politiche. Leggende e miti, tramandati da storici greci e latini, circondano con uno scenario fantastico e sacro la nascita della più grande civiltà italiana. Dei ed eroi intervengono sempre nella fondazione delle sue città. L’epopea omerica dà forma poetica a queste storie e già nel primo canto dell’Odissea si trova il nome di una città calabra: Temesa. Nei racconti della corte di Alcinoo, re dei Feaci, si rilegge l’antica geografia della Calabria e, forse la città regale dello stesso Alcinoo era in Calabria, tra i fiumi Amsato e Corace. Li Ulisse fece tappa nel suo lungo viaggio di ritorno verso Itaca. I racconti omerici, quelli dei nostri, il mito degli argonauti, quello di Giasone, le fatiche di Eracle (Ercole) contengono le tracce, il filo per seguire la storia di una regione che assurse a grande splendore nel primo millennio antecedente la nascita di Cristo. L’ottavo secolo a.c., fu il momento principale del flusso migratorio verso la Calabria. L’aumento della popolazione, i nuovi ordini fondiari e le carestie, i motivi sociali preminenti che spinsero la gente greca a ricercare una nuova terra. Agli stessi vanno aggiunti le guerre tra le città stato greche, i rivolgimenti dei governi locali ed il conseguente trasferimento di sconfitti divenuti esuli, alla ricerca di una nuova patria. Gli elementi unificanti oltre la comune civiltà e lingua di base, erano normalmente due: - il primo, la spedizione era capeggiata da un ecista (oichistes), appartenente solitamente ad una famiglia aristocratica, che assumeva informazioni e compiva alcuni viaggi preliminari; - il secondo, la obbligata consultazione di un oracolo: il più noto era quello di Apollo a Delfi. Ricevuta la cripta risposta, la spedizione partiva. Le ricerche del sito erano condizionate dalla amenità del luogo, dalla disposizione di acqua dolce, dalla non presenza di insediamenti di italici troppo vicini ed in fine dalla descrizione delle parole dell’oracolo. All’ottavo secolo a.c. risale la fondazione di Sibari, Locri, Paulonia, Reggio e Crotone ed in successione temporale di qualche decennio di Hipponion (Vibo), la cui nascita si lega al processo espansionistico di Locri. Le città fondate servirono di richiamo ad altri greci ed esse stesse, per il crescere della loro economia e delle esigenze di sicurezza e commerciali, ne fondarono altre. Gli insediamenti greci nella regione, divenuta ormai Magna Grecia, (è ormai pacifico, anche per la maggioranza degli studiosi, che il termine non era esteso anche agli insediamenti in Puglia od in Sicilia) dovettero fronteggiare le pregresse popolazioni indigene in prevalenza insediate sulle alture. La maggiore cultura, le maggiori conoscenze tecniche e la civiltà dei nuovi abitanti prevalsero, incidendo in qualche misura nell’intero territorio. Pur con il permanere di tracce di cultura ed usi diversi, ancora testimoniate da reperti databili al periodo di splendore delle nuove città, come non conoscere sullo sviluppo dell’intera civiltà occidentale l’influenza di uomini della Magna Grecia come Pitagora e Zaleuco, Erodono e Protagora, Ibico, Nosside? Come non tenere conto dei nuovi sistemi di scambi favoriti dall’introduzione della moneta, o delle nuove regole e modelli da usare negli insediamenti urbani? I coloni esuli, ormai cittadini fondatori, mantennero con la madre patria solo rapporti affettivi e di scambio, sentendosi protagonisti ed artefici della crescita di una intera grande regione. Alle prime avvisaglie di un processo di riconquista del territorio da parte degli antichi abitanti, prima alleati con lucani e bruzi ed alla fine con i siracusani, le nuove città strinsero un accordo, costituendo un lega con sede presso il santuario di Hera Lacinia. Ricordiamo le più rilevanti tra tutte le polis Magnogreche e soprattutto quelle che possono interessare il turista per un bagno, sia pur fugace, in una storia di civiltà unica in Europa: Kroton, Lokroi Ephizephirioi, Sybaris Thouroi, Reghion e poi Hipponion, Medma, Matauros, Paulonia, Skylletion, Lakinion Afron, Krimisa. Leggende, storie dell’epoca, quante da ricordare! Prime tra tutte quelle tramandateci da Omero: Scilla con le sue sirene e Cariddi, i tanti eroi reduci dalla guerra di Troia fondatori di città in Calabria, tra i quali, addirittura, Ulisse. E poi gli oracoli. Di Reggio si è detto, degli altri si dirà in riferimento alle singole città.
Roma. Spartaco, Giulia e poi AlaricoIl declino della Magna Grecia inizia con le rivolte degli Italici ed il loro allearsi con vari popoli: i lucani, i bretti, i siracusani, il cui tiranno Dionisio riuscì ad impossessarsi della Calabria meridionale ordinando la prima distruzione di Reggio. La dominazione romana, insediatasi saldamente nel III° secolo s.c., non ha lasciato molti segni di particolare rilievo. Vari reperti dell’epoca sono conservati nei tanti Musei calabresi; resti di città e di varie necropoli sono un po’ ovunque disseminati nella regione. Significativi resti di un teatro possono essere visitati a Gioiosa Jonica, resti di una villa a Pian delle Vigne – Falerna (CZ) e a Casignana – Bianco (CS) ecc. La Calbaria viene organicamente unita con il resto d’Italia con l’apertura della via militare Popilia; si creano stabili collegamenti con la Sicilia e tutto il territorio viene inglobato, con la nascita dell’impero all’epoca di Agusto, nella IIIa Regione chiamata Lucania et Brutium. L’applicazione degli ordinamenti romani determina la nascita di nuovi sistemi fondiari e favorisce il sorgere del latifondo; le leggi gracchiane provocano gli stessi effetti che nella capitale. Complessivamente resti monumenti e documenti fanno pensare ad una regione con notevole vivacità economica e commerciale, con cottatti estesi, oltre che con il centro del potere Roma, con le province africane e medio asiatiche. Nuove città sorgono ed altre mutano o latinizzano il loro nome. Blandia, Vibo Valentia, Reghium Iulium, Scolacium ecc. Nell’alto casentino viene ricordata la presenza di Spartaco e del suo esercito di disperati, cui aderirono i bruzi, durante la guerre servili; a Reggio una via ricorda l’esilio vissuto in questa città dalla licenziosa sorella dell’imperatore Augusto. Il crollo della potenza romana ed i conseguenti saccheggi dei Goti e dei Visigoti, la presenza dei Longobardi che interrompe il dominio Bizantino, non lasciano tracce se non documentarie, mentre è tuttora viva la ricerca della leggendaria tomba di Alarico e del suo tesoro nel letto del Busento, temporaneamente deviato per assicurarne l’inviolabilità negli anni.
Dai bizantini ai BorboniL’arrivo dei Bizantini, VI° secolo d.c., ed il loro dominio determina un notevole risveglio culturale. E’ il periodo della “seconda ellenizzazione” della Calabria. Viene ricomposta l’unità amministrativa della regione, già frantumata dai longobardi che avevano accorpato il casentino al ducato di Benevento.Nascono od assumono rilievo importanti centri che creano, in specie sulla fascia jonica, isole pregne di cultura e vita di stile orientale. Il ricordo del monaco Cassiodoro e della scuola “Vivarium”, fondata dallo stesso, è d’obbligo.Stilo, Rossano e S. Severina custodiscono oggi tesori d’architettura e d’arte di quel periodo.Grande merito per la loro conservazione va ascritto ai Brasiliani, monaci esuli dall’oriente per sfuggire alle persecuzioni degli islamici.Gli Arabi, ma la parola non indica una nazione politica ma una appartenenza, segnarono con la loro presenza da incursori e pirati oltre 500 anni.Il timore popolare per i turchi si radica profondamente nelle popolazioni che sono costrette ad abbandonare le città litoranee per ritirarsi nelle zone interne più aspre, meglio difendibili. Una serie di torri costiere, più d’avvistamento che da difesa, sono erette; i resti talvolta anche ben conservati, sono visibili in tutta la regione ed in particolare sulla fascia tirrenica.Sono tramandate storie, che assumono la coloritura delle leggende su alcuni dei comandanti turchi più temuti. Una, quella di Cicala, rinnegato calabrese, divenuto gran dignitario e comandante della flotta turca che, per vendicarsi del mancato riscatto da parte dei cittadini del paese di cui era nativo e da cui era stato strappato bambino, tornava periodicamente nelle acque della stesso, ormeggiava le sue navi nella ridente insenatura che lo fronteggiava e si dedicava spietatamente al saccheggio e alla distruzione della città. Altra, certamente vera, quella che vuole rapito dal famoso pirata turco Barbarossa un bambino di Le Castella. Il bimbo crebbe, assunse il nome di Ullacì Alì, divenne ammiraglio ed in questa veste comandò l’ala sinistra della flotta turca nella battaglia di Lepanto.Con i normanni la regione acquista stabilità ma passa anche ad una nuova cultura ed a nuovi sistemi di vita.La latina diviee dominante mentre quella greca resiste chiusa in piccole enclave.Il monachesimo dell’occidente di radica nella regione (Serra S. Bruno, San Giovanni in Fiore). Uno splendido esempio di architettura normanna è la Cattedrale di Gerace. Altri esempi significativi: la Cattedrale di Umbriatico, la chiesa di S. Demetrio a Corone.I domini successivi dei Svevi, Angioini e degli Aragonesi non lasciano moltissime significative tracce fisiche. (La chiesa gotica di S. Maria di Altomonte, il Duomo di Troppa, la facciata della Certosa di Serra, il Duomo di Montalto Uffugo, ed infine il castello Aragonese di Reggio, il castello di Pizzo e quello di Belvedere Marittimo, questi ultimi riconducibili al periodo aragonese ecc. ).Significative in questo periodo le presenze del filosofo Tommaso Campanella, che scontò 27 anni di carcere per aver tentato di realizzare la sua utopistica “Città del sole” capeggiando la rivolta contro gli spagnoli, e di Bernardino Telesio.Il periodo borbonico può essere ricordato per la nascita di un moderno, innovatore per l’epoca, sistema industriale. La ferriera a Mongiana, la fonderia della Ferdinandea, vicino Stilo, le filande di seta pregiata a Villa S. Giovanni sono le più importanti testimonianze della Calabria industriale.
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