La Montagna

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I luoghi

La storia della Calabria è influenzata dal mare. Quasi ottocento chilometri di costa (un quinto di tutte le coste italiane), la sua conformazione geografica “stretta e lunga” (pochi chilometri separano i due mari che la bagnano), la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo, ne hanno fatto il naturale approdo o l’avamposto per gli esuli di ogni tempo, i colonizzatori o i vincitori Greci. E, successivamente, per i nuovi esuli o per i conquistatori spesso in marcia verso Roma, il passaggio necessario, da mantenere, fortificandolo, per il controllo del mare più importante strategicamente: il Mediterraneo (Mare nostrum).

Ma tra le due coste il territorio è dominato dalla montagna. Oltre il 40% della regione è montagna. Montagna nel significato letterale e non amministrativo della parola. 450.000 ettari di foreste, 3 parchi nazionali in cui vegetano specie rare, talvolta sopravvissute ai millenni come il pino loricato, molti esemplari del quale hanno più di 900 anni.

Montagne in cui è possibile imbattersi ancora in lupi, lontre, gatti selvatici, ecc., specie altrove in via di estinzione, o dove è possibile alzare gli occhi per ammirare la potenza e l’eleganza del volo dell’aquila reale. Vette alte oltre i 2000 metri, percorsi stradali che corrono per chilometri sotto una ininterrotta volta di vegetazioni che cambiano e si succedono velocemente, data la rapida escursione altitudinale. Piccoli laghetti naturali, di dimensioni estremamente variabili  essendo originati dal ristagno di acque meteoriche, laghi artificiali, tanti e bellissimi, che costellano il territorio, e poi grotte da far impazzire gli speleologi più esperti, fragorose ed iridescenti cascate che appaiono all’improvviso, dando luce ad acque cristalline che hanno percorso impervi canyon rocciosi, monumentali picchi di roccia su cui sono abbarbicati pini pluricentenari.

All’improvviso un paesino. No! Una città arroccata, distesa su un colle tra i monti, contro cui svettano tetti rossi di antiche tegole. Tante città pulsanti di vita, di tradizioni, di artigianato, aperte all’accoglienza, all’ospitalità: tradizione ed obbligo, prima nei confronti del viandante, oggi dell’ospite cui far scoprire la propria storia ultramillennaria ed a cui offrire il frutto del lavoro di artigiani, che hanno conservato per secoli forme e colori dei loro prodotti. Poi vestigia storiche di pregio, dalle grotte dei ritrovamenti preistorici, dai 20 massi scolpiti (IV° sec. a.C.) posti a quasi 2000 metri sulla Manfriana nel Pollino, alla varietà di stili: dal normanno, barocco e rinascimentale di Morano calabro, a quelli dell’Abbazia iniziata nell’XI° sec. di S. Giovanni in Fiore, importante città posta ad oltre 1000 metri d’altezza. E, poi, tanti esempi di architettura sacra, (la Cattolica di Stilo e la Certosa di Serra S. Bruno sono alcuni dei tanti), di castelli o di resti degli stesi (per tutti, il quattrocentesco e molto ben conservato Castello Campagna a Corigliano) per finire ad interi paesi che mantengono intatte le strutture urbanistiche medievali.

Ancora: archeologia industriale, ma il termine si riferisce ad epoche relativamente recenti. Mongiana e la Ferdinandea sono le due ferriere borboniche della Calabria che, all’epoca, erano tra i momenti industriali più avanzati d’Europa, ed è sempre di questo periodo, la casa di caccia dei re Borbonici sita nella Ferdinandea.

La montagna calabrese ospita anche due etnie non italiane che hanno mantenuto propri costumi e lingua: alcuni insediamenti albanesi si spingono fino alle balze inferiori del Pollino, mentre i greci hanno i loro centri storici nel declivio jonico dell’Aspromonte.

Sei sistemi montuosi percorrono la Calabria:

Il Pollino,

I monti di Orsomanno,

La Catena costiera,

La Sila,

Le Serre,

L’Aspromonte.

 

Il Pollino, l’Orsomarso ed il Parco Nazionale del Pollino

Circa 100.000 ettari è la parte di territorio calabrese inclusa nel Parco nazionale del Pollino che comprende sia il Massiccio del Pollino che il gruppo di montagne dell’Orsomarso.

Un susseguirsi di montagne e pianori, culminanti in una serie di enormi vette calcaree. La vegetazione più varia lo avvolge. Dai millenari pini loriati dalle contorte forme preistoriche, si passa agli abeti, ai faggi, agli aceri, ai castagni ecc.

L’aquila reale domina e controlla un habitat in cui convivono dal lupo al gatto selvatico, dal capriolo al cinghiale, dalla martora alla lepre, dal falco pellegrino al picchio nero con moltissime altre specie.

Le caverne, rifugio dei briganti, poste nelle gole più aspre ed impervie si accompagnano alle numerose grotte esistenti.

Nell’ultima area del parco, quella che guarda verso il Mare Jonio, il triangolo formato dal territorio dei comuni di Cerchiara, Civita e S.Lorenzo è ricco di abissi e grotte che sono costante motivo di studio e di attrazione pr gli speleologi. La Grotta del Gufo, quella delle Ninfe dove sgorga acqua sulfurea a 50 gradi e l’abisso di Bifurto ( tra le venti grotte più profonde d’Italia) sono le più note, oltre quella di Romito a Papasidero ove fu rinvenuto il disegno preistorico del “ Bos primigenius”.

Tanti fiumi e torrenti, anche impetuosi, segnano scintillante argentee strisce tra verdi e brulle pareti. Su alcuni (fiume Lao) e del torrente Argentino facenti parte dei Monti di Orsomarso sono state riconosciute come di notevole pregio naturalistico e sono comprese tra le Riserve Naturali dello Stato.

Trentadue comuni insistono dentro la delimitazione calabrese del parco, con il loro patrimonio archeologico ed artistico. Santuari (Cerchiara), conventi, centri storici (il medievale Laino Castello), Castelli, offrono momenti di interesse alternativo alle passeggiate lungo gli itinerari del Parco. Feste religiose (La Madonna del Pollino e quella per la Madonna delle Armi di Cerchiara, le più importanti) e momenti di folclore (le Vallive di Civita – balli nazionali arberesh, simbolo di unità tra tutte le comunità albanesi) possono essere vissuti come immersioni in una vita diversa, ancora antica e bella. Poi, tesori, racconti nelle leggende, da trovare nelle grotte. La più nota quella della cosiddetta “Grotta perduta” che il 24 Giugno di ogni anno potrebbe essere facilmente aperta (il serpente che la custodisce diverrebbe pietrificato in quel giorno ed il masso che ne nasconde l’ingresso ruoterebbe anche alla sola spinta di una mano) e, quasi come contrappeso, il ritrovamento di fossili di elefanti ed ippopotami che periodicamente emergono da zone paludose prosciugate dal tempo.

 

La Sila ed il Parco Nazionale

La montagna calabrese è normalmente identificata con la Sila, l’antica Sylva Brutia, serbatoio inesauribile di legname per i colonizzatori succedutesi e per le Chiese dell Roma dei Papi.

Longitudinalmente ha una estensione di oltre 40 km, mentre latitudinalmente ne misura circa 30. Tre sono le denominazioni che assume seguendo una distinzione territoriale.

Sila grande, posta la centro del massiccio, comprende i centri più popolosi ed attivi dell’altipiano (S.Giovanni in Fiore ecc.) ed i centri turistici più noti di Camignatello e Lorica.

Sila greca che si stende verso il Mare Jonio e comprende la maggioranza dei centri albanesi e ricorda nel nome le migrazioni ricevute da antichi coloni greci e, successivamente, di albanesi.

Sila piccola, posta più a sud nelle province di Catanzaro e Crotone, comprende l’area del Gariglione e del lago Ampollino ed i centri turistici di Villaggio Mancuso, Buturo, Soneria Mannelli e Villaggio Palombo.

Tutto l’acrocoro silano, che si eleva fino ad altezze ben superiori a 1500 metri, è dotato di fitta vegetazione: pini larici, faggeti, castagneti costituiscono boschi talvolta impenetrabili. Gli altri alberi, le rocce, le forme del paesaggio, i tre laghi maggiori danno d’inverno una immagine simile a quella di un paesaggio nordico.

La conformazione orografica ed il clima favoriscono l’esercizio di sport invernali. La primavera, dopo il rigido inverno che la ammanta di neve per molti mesi, fa nascere nelle radure tra i boschi migliaia di fiori tra i quali splendide orchidee, crochi ed asfodeli, preparando una estate fresca e mite. Gradevoli attività escursionistiche potranno essere effettuate anche in mountain bike od a cavallo, utilizzando i servizi del parco.

La fauna sostanzialmente di tipo appenninico, comprende molte specie. Oltre il lupo e la volpe popolano la Sila cervi, caprioli ecc. Tre grandi laghi artificiali movimentano il paesaggio della stessa e costituiscono la più grande riserva d’acqua e di energia di tutto il meridione d’Italia.

Il Parco Nazionale della Calabria pur essendo un parco particolare, in quanto diverso in due aree distanti tra loro circa venti chilometri è apparentemente a due diverse province, è dotato di servizi funzionali, tra i quali possono ricordarsi un museo naturalistico, l’orto botanico, il giardino geologico ed il museo etnografico, oltre naturalmente i servizi necessari per i vari tipi di escursioni.

 

La Catena Costiera e le Serre

La Catena Costiera, per la sua eccezionale vicinanza al mare e per le non grandi altezze delle sue cime, offre una visione diversa della montagna calabrese. Si stende parallela al mar Tirreno per circa 75 km. ed è naturale barriera alle correnti ventose dello stesso. Per tale posizione geografica la catena ha un clima naturalmente umido e piovoso che ha permesso la creazione degli unici laghetti naturali della Calabria ed ha favorito il crescere di una vegetazione particolare, così come particolari sono alcuni animali che hanno il loro habitat nella stessa. Il più notevole esempio è il Triturus alpestris inexpectatus (il nome dice tutto), un anfibio dell’Europa Centrale che vive nei tanti stagni esistenti.

Dalle candide spiagge dello Jonio reggino-catanzarese (Monasterace – Noverato) o risalendo da Troppa è agevole accedere al complesso montuoso delle Serre. Si passa tra boschi di castagno, poi di abete bianco e di faggio in una verdissima macchia mediterranea: sono le Serre (forse per “le segherie” o “le seghe” nome che indica una prevalente attività boschiva o dalla radice ebraica “ser” che significa selva).

Incomparabili paesaggi e suggestivi boschi dai nomi ora fatati, ora storici. Archiforo, la Mongiana, S. Maria, la Ferdinandea, il bosco di Stilo sono alcuni dei più belli. Tra l’uno e l’altro, tra una località e l’altra delle Serre, tipiche vallate sul cui fondo scorrono fiumare impetuose e dai corsi strabilianti, creando profonde pozze, incontrandosi nel creare forme di straordinaria bellezza e cascate. La più nota è quella di Marmarico, nel comune di Bivongi, che fa un salto di oltre 90 metri tra pareti di roccia granitica. Un sentiero già percorso da turisti d’eccezione e narratori di viaggi, quello del Brigante, collega la città di Stilo famoso per Tommaso Campanella, per la splendida cattedrale normanna e per la Cattolica, al centro turistico di Gambarie nel Parco Nazionale d’Aspromonte.

Il massiccio è caratterizzato da cime boscose non molto elevate e da dolci valli che le intramezzano; il clima temperato ma per la vicinanza dei due mari anche umido e piovoso, ha favorito una vegetazione estremamente varia in cui si susseguono seguendo il percorso altimetrico il rovere, il castagno, il faggio e l’abete fino a consistenti presenze di abete bianco che lasciarono stupefatto il più noto dei grandi scrittori viaggiatori che visitarono le Serre: Norman Douglas. Il bel lago dell’Angitola completa la descrizione di una montagna ricca e varia.

In una delle conche è Serra S. Bruno. La sua Certosa, primo convento dei Certosini in Italia, fu fondata nell’undicesimo secolo sa Brunone di Colonia che, scandalizzato dalla corruzione del Clero dell’epoca, si era ritirato tra i boschi di Calabria. Ma tutta Serra è ricca di edifici e di opere d’arte.

Molti i centri abitativi nelle Serre, sia catanzaresi che reggine, anche di grande rilievo storico, ricchi di artigianato e di specialità gastronomiche e dolciarie.

 

L’Aspromonte ed il Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Il sistema montuoso calabrese si conclude con l’Aspromonte. Il nome induce a pensare ad una particolare difficoltà di approccio con lo stesso, più probabilmente vuol dire “monte candido”. Potrebbe questa indicazione, attribuitagli anticamente, essere scaturita da chiari contrafforti o dalle cime innevate. Certo è che anche nell’eccezione letterale il massiccio si presta ad una conferma del suo nome.

Scoscesi crinali e contrafforti impervi sono alla base di questo sistema sito all’estremità dello stivale che denuncia fortemente la sua non antichissima emersione dalle acque del Mediterraneo.

Risalendo la provinciale, che da Reggio porta in Aspromonte verso Montaqlto e Gambarie è possibile fermandosi, in località S. Domenica ad oltre 500 metri di quota, nella pineta che costeggia la strada, smuovere anche superficialmente la sabbia dei piccoli rilievi che la attorniano per far emergere grandi e piccole conchiglie fossili marine.

L’Aspromonte, sebbene il clima non sia particolarmente piovoso, non è una montagna in cui manchi l’acqua. L’elemento primo, necessario per la vita, anzi vi scorre e sgorga copioso da in numeri fonti. Tanti torrenti e fiumare incassate nelle gole, celate da una fitta vegetazione che sembra chiudesi sulle stesse, scorrono ora placide e cristalline, ora vorticose e fragorose quasi ad anticipare gli sconvolgimenti che sono pronte a portare, quando il repentino sciogliersi delle nevi le ingrosserà facendole divenire terribili avversarie dell’uomo, che ha messo a cultura a valle le estreme propaggini dei monti. La particolare conformazione dei letti crea lungo i percorsi delle stesse una serie di salti delle acque che talvolta assumono la portata di vere cascate: lungo il corso del torrente Menta vi è quella chiamata di Maesano, lungo il Ferraia la cascata di Forgiarelle mentre il corso del Buonamico, a seguito di una frana, ha creato il laghetto naturale chiamato Costantino.

La vegetazione nelle pendici costituita da agrumeti segue con oliveti, mandorleti e vigneti che cedono il posto, via via, alla macchia mediterranea, dominata da antichi castagneti sostituiti, poi, da faggeti intramezzati da pini, abeti bianchi e lunghi filari di pioppi tremuli chiamati in dialetto “canditisi” per la lunghezza (spesso oltre i 30 metri) e la linearità del tronco, che li rende simili ad una lunga candela. La fauna vede presente la rara aquila del Monelli, il gufo reale, il falco pellegrino, il lupo, la volpe, cinghiali, il gatto selvatico e molte altre specie di piccoli animali: dalla lepre al riccio, dal ghiro agli scoiattoli.

La vetta più alta è Monte Cucuzza o Montalto sulla cui cima è posta una grande statua del Redentore. Dalla  vetta di Montalto è possibile ammirare entrambi i mari che lambiscono la Calabria ed ammirare sullo sfondo luminoso del Tirreno le isole Eolie o nell’altro versante l’Etna.

Numerosi i sentieri tracciati negli anni, alcuni secolari, che intersecano l’Aspromonte consentendo una conoscenza sempre diversa dello stesso: del famoso sentiero del Brigante si è già detto, allo stesso si devono aggiungere il sentiero dell’inglese che ricorda nel nome il famoso pittore Lear, uno dei primi viaggiatori che percorse a piedi il massiccio immortalandone alcuni aspetti, poi il sentiero Italia, elaborato dal T.C.I. .

All’interno dell’Aspromonte, seguendo detti sentieri o percorrendo strade più agevoli per turisti non escursionisti, sarà possibile oltre che giungere nella valle dei monumenti (blocchi di pietra dalle forme inconsuete e la famosa Pietra Cappa), visitare il Santuario della Madonna di Polsi (Madonna della montagna). Una chiesa con Convento, sita in una piccola conca poco sotto la vetta di Montalto ad oltre 1300 metri di altezza. La Chiesa fronteggia un piccolo spiazzo, limitato in parte da rustici e vecchi edifici di proprietà dei comuni limitrofi. Alla fine di Agosto e nei primi giorni del mese di settembre si celebra la festa della Madonna. Alcune decine di migliaia di pellegrini e di emigrati calabresi vi partecipano anche per sciogliere i voti già formulati.

La processione caratteristica ed il folklore che anima i giorni precedenti sono un tuffo in un misto di fede, sacralità ed antiche usanze pagane.

Trentaquattro comuni concorrono con tutto il loro territorio o con parte dello stesso a costituire il Parco Nazionale dell’Aspromonte la cui sede è Gambarie, principale località turistica del parco, luogo di villeggiatura estiva ed attrezzata stazione sciistica.

La parte più meridionale jonica dello stesso comprende i 5 comuni cosiddetti grecanici. 15.000 abitanti degli stessi ancora parlano la lingua greco-bizzantina e mantengono vive la cultura e le tradizioni originarie.

Molti centri del parco sono di origine magno-greca e qualcuno, Samo, mantiene vivi contatti con la città da cui provenivano i padri fondatori.