Il mare, anzi i due mari

 

La sorprendente caratteristica della Calabria fisica è data dalla lunghezza delle sue coste e dall’immanenza delle montagne, i cui contrafforti scendono talvolta a picco sul mare od incombono sui lunghi tratti di spiaggia. Tali caratteristiche, unite alla strettezza latitudinale della regione, le hanno consentito di essere denominata “isola nella penisola”. Lo stretto istimo che separa il Tirreno dallo Jonio ha sempre affascinato per le sue potenzialità gli antichi. Stradone dice che Dionisio I°, tiranno di Siracusa, dopo aver assoggettato il territorio più meridionale della Magna Grecia, aveva creato in questa stretta lingua di terra uno sbarramento artificiale. Secondo Plinio, invece, il tiranno aveva pensato di allargare il suo dominio creando un canale tra le due sponde che avrebbe reso, anche geograficamente, la Calabria meridionale una seconda isola accanto alla Sicilia. Geologi e cronisti dell’ottocento sostennero, infondatamente, che il terribile terremoto del 1783 avesse ulteriormente sprofondato l’istmo. E’ credibile che questa parte del territorio sia stata l’ultima parte emersa dalle acque della Calabria, come attestato dalla natura e dalle formazioni sedimentarie che formano i due contrafforti che la orlano.

La iniziale costa tirrenica, a partire da nord, è piuttosto piatta, povera di insenature, senza isole che la fronteggiano, se si esclude l’isola di Dino nel mare di Praia ed alcuni minuscoli faraglioni siti nel mare di Amantea. Fanno da sfondo i rilievi montuosi che visti dal mare presentano da nord a sud, cime sempre più dolci, passando dagli aspri contrafforti dalle vette aguzze, alle tondeggianti cime che dominano l’ultimo tratto del territorio costiero cosentino. Vasti ed assolati arenili, a partire dalla spiaggia di Praia che è una delle più ampie tra le spiagge aperte, quasi falciature sabbiose interrotte bruscamente, cono l’elemento caratterizzante della media alta costa tirrenica.

L’alternarsi di ampi litorali a momenti in cui le rocce scendono a picco fin dentro il mare o arretrano solo per lasciare ristretti spazi a piccole gole ed a mini insenature, è la costante di lunghi tratti della costa occidentale ed in particolare di quelli tra Praia e Paola, di quella Vibonese, e tra Palmi e Reggio Calabria. Nel territorio che da Praia arriva quasi alla piana di S. Eufemia sotto la vigile presenza delle torri costiere, (per tutte quella di Fiuzzo sotto Praia e quella di S. Nicola Arcella), o la imponente presenza dei castelli, (quella di Scalea, di Sangineto, di Belvedere), si stende una, quasi ininterrotta, metropoli del mare, in stile “mediterraneo”, dotata di un suo porto turistico a Cetraro, popolata d’estate da turisti che godranno dei trasparenti fondali di un mare limpido, dai vivi e mutevoli colori e dalla bellezza di infuocati tramonti. Alberghi, camping, spazi sportivi attrezzati, ristoranti, discoteche e quant’altro si può immaginare di una attrezzatura turistica di rimordine, fanno fronte alle esigenze più diverse degli ospiti estivi di questi litorali. Di questo tratto della provincia di Cosenza fa parte Guardia Piemontese, oggi rinomata per le sue terme sulfuree, ma ricordata storicamente per il ferocissimo e spietato massacro dei Valdesi che vi si erano stabiliti, ordinato dal Cardinale Chislieri e realizzato dai soldati di Filippo II°. L’Oasi blu di Isca circonda i due scogli, siti circa 800 metri al largo della costa paolana, e già noti e temuti ai tempi di Omero. L’area tutelata difende il tratto di mare compreso tra Amantea e Belmonte. Ha una estensione di 60.000 mq. Di mare in cui vivono fauna e flora tipiche del mediterraneo. Sugli scogli è possibile vedere gabbiani e ballerine di mare e, talvolta riposarsi gli aironi. E’ possibile fare “escursioni” guidate nell’Oasi svolgendo nella stessa varie attività acquatiche.

L’ampio golfo di S.eufemia lambisce una delle due più estese pianure calabresi, limitata all’interno da dolci colline e verdeggianti per le intensive culture che ne occupano larghi spazi. Venticinque e forse più chilometri di ampie spiagge sabbiose, alle cui spalle si stende una buona organizzazione ricettiva turistica. Lametta è oggi lo snodo centrale del sistema dei trasporti calabresi per la importantissima stazione ferroviari e per il suo modernissimo aeroporto, affollato d’estate da continui voli charters che veicolano i passeggeri destinati a soggiornare nelle splendide città di mare della intera Calabria.

Nel golfo lamentino, al limite settentrionale del Poro, si erge la città di Pizzo che introduce nella zona dove il mare è cultura e lavoro, dove il turismo balneare tocca le sue vette, con centri che hanno raggiunto notevole rinomanza in questo settore, essendo tra i più conosciuti ed apprezzati non solo in Italia ma nel mondo intero.

E’ l’antica chiesetta di Piedigrotta ad introdurci in questo paradiso del mare, poi il Castello aragonese di Pizzo che ricorda le tragiche vicende di Murat (ivi fucilato) ed infine via lungo la costa, fatte di spiagge a forma di conca intramezzate da splendide scogliere, fino a Vibo ed al suo trafficato porto. Vibo con la sua storia magno-greca, con il suo Castello normanno, con lo splendido nuovo Museo Nazionale. Lungo la costa Torri risalenti al XVI° sec., “giardini” ed agrumeti con davanti il mare che sir Hamilton, diplomatico inglese, archeologo e vulcanologo, descrisse come “il più bello del mondo”. Poi Parghelia ed ecco Troppa immersa nel verde e, di seguito, Capo Vaticano, Nicotera,ecc. Un intero mondo di cale e di piccole e grandi spiagge di finissima sabbia; un mondo di scogliere, grotte, profonde insenature, spesso raggiungibili solo con la barca, che talvolta si incuneano tra alti declivi. E dietro ancora cactus, fichi d’india, agavi e gerani dai mille colori mentre all’orizzonte si distinguono i contorni delle isole Eolie. I paesi della “costa degli dei”, tutti ricchi di vestigia ellenistiche, romane, normanne, aragonesi, ecc. hanno musei, collezioni private, edifici da visitare. Ospitalità a livelli eccezionali, eguagliabili in poche altre parti d’Italia; servizi di supporto ai turisti completi ed efficienti in ogni aspetto, collegamenti ottimali con varie altre località turistiche: da Capri alle Eolie, a Taormina e poi altre città. Un porticciolo turistico è anche a Troppa  Svaghi, tempo libero. Può essere occupato in attività diverse, da quelle sportive a quelle culturali, tutto il tempo che si riuscirà a sottrarre al fascino del mare.

Si, del mare, perché chi volesse continuare a giocare con l’acqua ha pochi km. l’Acquapark di Zambrone, uno dei più belli e meglio attrezzati d’Italia.

Poi. Dopo l’antica Mileto  e le sue tante vestigia storiche, S.Ferdinando dalla bianca ed ampia spiaggia che finisce contro il porto di Gioia Tauro. Un grandissimo porto per navi di grande tonnellaggio, oggi attivissimo nel settore del trasporto containers, ma pronto anche a diversificare l’attività dei tantissimi km. di banchine, ancora non utilizzate. Palmi, ma siamo già nella Costa Viola.

La costa di Palmi è già nota per lo scoglio dell’ulivo e per la spiaggia che lo fronteggia, ma merita di essere vista e vissuta per intero. Il promontorio di S.Elia, ultima propaggine dell’Aspromonte, verde di pini e culminante in un belvedere a picco sul mare, consente all’incantato visitatore di estendere il proprio sguardo dalla parte terminale della costa tirrenica calabrese, alla Sicilia occidentale, alle isole Eolie per poi chiudere con Capo Vaticano. Sotto il monte, su un dolce pianoro Palmi, poi più giù il mare chiuso da rocce diritte a strapiombo sullo stretto. Il mare nel tratto tra Palmi e Bagnara è questo: pareti ripide di roccia che si aprono su minuscole cale sabbiose raggiungibili solo in barca, grotte marine da visitare, colori cangianti che si susseguono dal verde smeraldo al blu indaco, per poi assumere, la sera una connotazione viola che congiunge il cielo con il mare, unendoli nella linea dell’orizzonte: Da qualunque posizione un panorama sempre eccezionale, più o meno ampio secondo la nitidezza dell’atmosfera. Poi il porto di Bagnara, che ricordiamo solo perché sede delle passerelle, le tipiche barche per la pesca del pesce spada con cui si pratica ancora una lotta ad armi pari tra l’uomo e il pesce, simbolo dello stretto di Reggio e Messina. Una serie di torri costiere guardano dai crinali dei monti addossati al mare, mentre scorrono le sabbiose e splendide spiagge verso Scilla. Il mare solcato in continuazione, non più dalle terribili galee turche, ma da un ininterrotto susseguirsi di navi che, oltrepassato lo stretto, qui prendono la nuova rotta all’interno del Mediterraneo verso il porto di destinazione. Scilla, anzi prima Chianalea: un minuscolo borgo con tutte le case fondate per un lato su scogli sommersi, con violetti a misura di barca tra le stesse. Le barche dei pescatori, sono lì ad ostruirli pronte a prendere il mare che sciaborda negli stessi. Il porticciolo turistico è sotto la rupe dominata dal castello dei Ruffo. E scogli a mare, affioranti, semi sommersi e coperti da pochi decimetri o da qualche metro d’acqua. Luogo principe di disastri delle navi della Magna-Grecia, che spesso finivano la loro corsa contro gli stessi. Onde le leggende: la più nota quelle delle Sirene di Scilla, mostro mitologico che fronteggia il Cariddi messinese, che ammaliavano i navigatori con il loro canto per far perdere loro il controllo e così affondarli, offrendoli in sacrificio al Re padrone. Il mare che si apre verso il largo, dopo la costrizione tra la costa reggina e quella messinese, è quasi una placida distesa per allargarsi nello stesso, come fiumi di colore diversi dai bordi netti e delimitati, delle correnti che pressate, si erano contorte creando, al centro delle acque dello stretto, anche piccoli gorghi e mulinelli. La grande conca che è la spiaggia di Scilla, vista dal mare, offre un incantevole ed unico paesaggio, circondata dalle case attestate su Marina grande. Un susseguirsi ed inseguirsi di tetti rossi sembra appoggiarsi contro la roccia, sulla quale si allunga, distendendosi, il paese. Scilla, l’unico paese della Calabria che ha rifiutato un turismo fondato sugli alberghi, che ha rifiutato di cedere le case, quasi tutte di pescatori di Chianalea ad una grande azienda turistica, che offriva somme più che cospicue per acquisirle e riqualificarle per farne un momento particolare per un turismo di elite. Scilla offre oggi una ottima ricettività “day” con panoramicissmi ristoranti, bar ed affollatissimi locali notturni.

Dopo il secondo Castello della zona (quello di Santa Trada, anch’esso a picco sul mare) Villa San Giovanni con il suo porto, principale collegamento tra il continente (come dicono i siciliani, quasi a voler riaffermare la loro autonomia dalla penisola ed un voler essere interlocutori dell’intera Europa) le sue spiagge di Cannitello e Porticello, il suo mare, vero scrigno di tesori di archeologia sottomarina, solcato ininterrottamente da una molteplice contemporanea serie di traghetti che fanno la spola con la vicina Scilla. Poi subito Reggio, con i suoi antichi (dalla venuta del leggendario Aschenez, pronipote di Noè) e permanenti rapporti con il mare, con le larghe spiagge della sua costa, circondate da sobborghi ridenti, bene attrezzati turisticamente, ed odorosi di zagara d’arancio e di bergamotto. Della città, dei tesori archeologici e storici si è detto e si dirà: i Bronzi di Riace sono quasi il nuovo simbolo, noto in tutto il mondo, di Reggio. Ma anche il centro urbano offre, oltre che una magnifica ospitalità alberghiera e ricettizia in genere, splendide attrezzature balneari, che possono definirsi come esemplari e altissimo livello per chi voglia trascorrere una intera giornata “a mare” . Molti i “lidi”, tutti pregevoli.

Passata punta Pellaio nel lato sud della città (che vanta oltre 36 km. di costa nel territorio comunale) fino a Capo d’Armi la costa è un susseguirsi di bianche e larghe spiagge attrezzate turisticamente. Ma ecco la Costa jonica calabrese. Cambia radicalmente il paesaggio: il mare è un orizzonte sconfinato, alle spalle delle spiagge non la forza ed il rigore delle rocce immerse nel mare o di una montagna già subito verde ed alta, che caratterizzano ampi tratti del Tirreno, ma dolci colline, verdeggianti di agrumi, intervallate sporadicamente da piccoli spazi incolti, do colore grigiastro, su cui si ergono rigogliose piante di agave e filari di fichi d’india punteggiati di frutti multicolori.

Sullo sfondo alle spalle di Melito, l’abbandonato paesino medievale di Pentadattilo che prende il nome dalle cinque punte (che danno da lontano l’immagine di una mano aperta) che svettano dalla rupe che lo sovrasta, noto per avere il barone feudatario medievale della zona partecipato alla disfida di Barletta e, soprattutto, per la “strage degli Alberi” in cui fu completamente sterminata nel suo Castello questa nobile famiglia.

Siamo già in territorio grecarico. Sotto i paesini, in cui ancora si vive “grecanicamente” ed in cui perfino le targhe delle strade sono bilingue, si susseguono amplissime spiagge di fine e bianchissima sabbia. E’ la “Costa dei gelsomini”, così chiamata per le vaste piantaggioni di tali arbusti intramezzate da quelle di bergamotto, che hanno costituito la voce più significatica, per decenni, dell’economia di questa fascia marina del territorio jonico reggino.

A monte tra le colline e le prime balze dell’Aspromonte un susseguirsi di paesi ognuno di origine magno-greca o rifuggio delle scorrerie turche di abitanti di antichi insediamenti costieri. Persino il vino più pregiato ricavato dai dorati grappoli di uva prodotti nella zona si chiama “Vino Greco” ed è rinnomato da oltre 2.500 anni, dai tempi della grandezza della civiltà di questo territorio.

Si corre verso Locri, lasciandosi dietro Capo Spartivento ed i paesi costieri affacciati sugli intatti arenili sempre più vasti e candidi. A nonte, il verde Parco Nazionale dell’Aspromonte è a pochi km. dalla ss. 106. In tutta la zona è un fiorire di ritrovi, discoteche, ristoranti ed alberghi, finalizzati alla stagione turistica e quindi attrezzati al meglio per assicurare agli ospiti vacanze confortevoli ed una serie di interessanti proposte per interrompere o completare la “vita di mare”.

Locri sul mare. Su una imponente rocca del suo entroterra, si erge maestosa e bellissima Gerace, rifugio dei lo cresi fuggiaschi, che mantiene intatta la struttura urbanistica medievale: il Castello, Santuari, e Chiese bizantine e normanne. Tanti i castelli che presidiano la costa. Superata Sidereo, il più attivo centro commerciale e turistico della zona, Riace, il mare in cui furono trovati i Bronzi che le diedero il nome, ed infine Monasterace. Si entra nel territorio della provincia di Catanzaro e nell’area marina più sviluppata turisticamente di questa ultima provincia.

Le spiagge sono vasti arenili di sabbia soffice, le colline circostanti verdi di vigneti ed argentee di uliveti. Soverato “perla dello jonio” si stende placida ma fervida di vita commerciale e turistica sul mare, poi Copanello di Stalettì, rinomato centro balneare, dotato di notevoli attrezzature turistiche e per il tempo libero, che oltre le spiagge offre un tratto di mare, sotto la punta di Stalettì, ricco di scogliere e di grotte da visitare in barca. Fino a Squillace la natura cambia; il paese è sito su una rupe graniticache domina il golfoe, naturalmente, vi è un Castello. A poca distanza all’interno, la Roccelletta con il suo patrimonio archeologico e Catanzaro Lido con un minuscolo porticciolo turistico. Ma sono le larghe spiagge della provincia di Crotone, ricca di storia trimillennaria, bianche e piane che si offrono per, cedere al Capo Rizzato ed alla frastagliata costa che lo accompagna.

Cambia anche il colore del mare: assume colori più decisi che verso il largo si attenuano ed ammorbidiscono. Cambia radicalmente la prospettiva, dominata da “Le Castella”, presso isola Capo Rizzato, posta al limite nord orientale del golfo di Squillace, che prende il nome dall’isolotto, posto davanti alla città, emergente grave e massiccio dal mare e su cui sorge un castello aragonese, i cui grandi resti confermano un antico splendore.Siamo nella zona della più grande riserva marina d’Europa che fronteggia una costa in cui abbondano torri e soprattutto vestigia dell’antica Kroton.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capo Vaticano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un mare limpido, ricco di vita che custodisce tesori archeologici che giacciono a poca profondità in attesa di essere recuperati. A sud di Capocolonna spiccano sul fondo marino blocchi e colonne, lungo il versante occidentale di Capo Rizzato addirittura una domus marittima giace su un declivio del fondo ad una profondità tra gli otto e i trenta metri. Questi quaranta km. di costa crotonese, tale è lo spazio dichiarato riserva marina nazionale, sono compresi tra Capo Donato e l’estemità occidentale del Capo Rizzato. Scontato affermare l’esistenza di tutto ciò che al turista possa servire o possa essere desiderato dallo stesso, compreso un porto a Crotone.

La costa ritorna ad essere tipicamente jonica in provincia di Cosena. Prima di giungere a Sibari, corre vicina a centri importanti, che ebbero il loro splendore in epoche diverse di cui conservano reperti e monumenti significativi e di particolare rilevanza.

Da Cariati, ancora cinta delle sue mura medievali, a Rossano bizantina, (oggi un nuovo splendido Acquapark è funzionante sulla sua fascia costiera), poi Corigliano e la riserva naturale posta alla foce del fiume Crati ed infine Sibari, la grande. La città è dotata di un buon porto turistico e di attrezzature di ottimo livello ed è, anche, una delle località termali calabresi più frequentate.

Infine Amendolara, terra di sempre nuovi rinvenimenti archeologici, e con i loro magnifici castelli Roseto Capo Spulico e Rocca Imperiale, che, posta la confine della Calabria con la Puglia, chiude la costa ionica della regione.