Artigianato

 

Maestri d’eccezione, che hanno tramandato le loro tecniche nei secoli, hanno fatto dell’artigianato della Calabria un’arte, una cultura, una tradizione.

Non c’è settore tra quelli tipici dei mestieri che non abbia che non abbia, tutt’ora, nella regione artigiani di ottima qualità in grado di contemperare tecniche e disegni antichi alle esigenze espresse dal cittadino del XX secolo.

Certo è quasi tutto esaurita la comunicazione esclusiva da padre a figlio di conoscenze, tecniche e piccoli segreti del mestiere. Le esigenze del mercato hanno imposto la nascita di aziende, quasi sempre esclusivamente familiari, o di cooperative che mal si adattano ad essere viste come botteghe artigiane, pur producendo secondo regole e tecniche pluricentenarie.

Dal legno ai tessuti, dall’oro al ferro battuto, dalla pietra alla ceramica la versatilità degli artigiani calabresi è accompagnata da riconoscimenti e richieste di mercato che spesso ono sono in grado di soddisfare.

La lavorazione del legno è sempre stata l’attività prevalente sia per l’abbondanza in loco di materia prima che per la estrema diffusione dell’arte dell’intaglio, praticata da gran parte dei pastori nelle lunghe ore di guardia alle greggi al pascolo.

Se la Calabria fu la principale fornitrice di legno della Roma dei Papi, i suoi artigiani furono gli artefici e fornitori di moltissimi arredi sacri nelle varie epoche. Questo no è il tema della produzione attuale che va dai bastoni intagliati, di cui esiste una splendida collezione nel Museo di Palmi, alle sedie di Polia e di Serrastretta, ai mobili intagliati di Delianova, S.Giogo Morgeto e Reggio, mentre strumenti musicali quali la chitarra ed in particolare quella denominata “battente” trova felici autori a Bisognano ed Acri. Le pipe calabresi spesso non sono conosciute come tali perché vengono immesse sul mercato, marcate da grandi firme del settore. Fu un ufficiale napoleonico, al seguito di Murat a scoprire boschi stupendi di erica soprattutto  in Aspromonte e successivamente ad impiantare a Villa S.Giovanni i primi laboratori, poi diffusi fino alla costruzione di una “fabbrica di pipe” oggi chiusa. Oggi pochi artigiani a Reggio Calabria e nella provincia ed a Brognaturo si dedicano alla realizzazione di pipe, ma i loro prodotti sono eccezionali.

Cento anni fa in ogni casa calabrese una donna tesseva per i bisogni della propria famiglia e qualcuna per gli “gnuri” i signori. Sopravvivono pochi laboratori specializzati. Quelli della zona grecanica, a Bova Marina, ancora eseguono il ciclo completo dalla raccolta alla lavorazione della materia prima: la ginestra per renderne le fibre idonee alla filatura ae alla successiva tessitura, ma lavorano fibre di altra natura: sta, cotone, lana. Gli altri sono diffusi un po’ ovunque nella regione : da Tiriolo a Cortale, da Longobuco a S.Giovanni in Fiore, da Palazzi a Polistena, da Cariati a Cucurri l’arte della tessitura sopravvive.

Ogni centro produce, quasi in esclusiva un prodotto diverso. A Staiti, Palazzi, Bivongi e Polistena si fanno le “pezzare”. A Tiriolo e Badolato i “vancali”; nella provincia di Cosenza prevale la tessitura dei tappeti con disegni di stile bizantino od arabo.

Vibo e Soriano, Confluenti e vari centri minori producono assieme a S.Giorgio Morgeto ed Altomonte cestini, oggetti e mobili con la paglia o con il vimine, ma la concorrenza con i prodotti importati dall’estemo oriente è dura. La lavorazione della pietra è concentrata principalmente a Lazzaro attorno alle cave vicine, mentre la lavorazione dell’oro e dei preziosi con risultati eccezionali, spesso su modelli ispirati da monili della Magna Grecia, o argenti riproducenti antichi oggetti di uso domestico, apprezzati e richiesti in tutto il mondo, è di S.Giovanni in Fiore e della città di Crotone. Il ferro ed il rame sono lavorati a Catanzaro, Laureana di Borrello e Serra S.Bruno. Resta la ceramica e, dulcis in fundo, mai espressione fu più appropriata, la lavorazione artiginale dei fichi.

Gran parte delle lavorazioni di ceramica dei tanti vasai calabresi si ispira a forme dei maestri della Magna Grecia, certamente i più grandi e famosi del mondo: cannate, buccali, bumbuli, pezzi ispirati da oggetti rinvenuti soprattutto nelle necropoli, istoriati e dipinti finemente, sono, senza pitture e storie, prodotti da molteplici ceramisti calabresi prima per una utilizzazione quotidiana, oggi come oggetti ornamentali unitamente a statuine, maschere e babbaluti, forse un tempo oggetti rituali. Le produzioni di Gerace, ispirate da quelle dell’antica Locri, quelli di Seminara e Polistena, di Nicotera, Pizzo, Lametta, Squillace, Belvedere Marittimo, di Altomonte, Bisognano e Rogliano tutte ispirate da culture diverse, sfornano alcuni pezzi degni di essere inseriti in collezioni. Nasce alla fine del secolo scorso in provincia di Cosenza l’arte della lavorazione dei fichi e precisamente a Belmonte Calabro.

Oggi la lavorazione non avviene più con i sistemi artigianali dell’epoca. I fichi non vengono seccati esponendoli al sole, questo procedimento è tuttora usato per fichi e pomodori da utilizzare solo nella famiglia o da donare ad amici speciali, ma da modernissimi forni progettati a tal fine. Si è naturalmente passati dall’antica “crocetta”, unica specialità dell’epoca, a numerose squisitezze che, assaggiate, si imporranno per l’acquisto a golosi e non.